ghiacciaia
Una fossa scavata nel terreno, profonda diversi metri, con pareti di contenimento in pietra o mattoni e chiusa in alto da una volta in muratura, destinata alla conservazione e all'immagazzinamento della neve, allo scopo di disporre di ghiaccio (neve compattata) durante i mesi dell'anno in cui la neve accumulata al suolo si scioglie. I primi riferimenti storici a questo tipo di costruzione risalgono alla Mesopotamia e all'Antico Egitto, circa 3.000 anni fa. Anche i Greci e i Romani facevano uso del ghiaccio conservato in fosse, utilizzandolo a scopo terapeutico e per raffreddare le bevande in estate. Durante la Piccola Era Glaciale (PEG), l'attività commerciale legata alla neve raggiunse il suo apice, con la costruzione di molte fosse a partire dal XIV secolo. Verso la fine del XIX secolo iniziò il declino, poiché la fine della PEG coincise con l'invenzione delle macchine frigorifere e la produzione di ghiaccio artificiale. La fossa da neve è conosciuta anche con altri nomi come cava, nevera o nevera artificiale. Sebbene il loro design vari da una all'altra, tutte presentano una piccola porta di accesso, che conduce a una stretta scala laterale interna attraverso la quale si può scendere fino al fondo o al livello raggiunto dalla neve conservata all'interno. Quando si verificava una forte nevicata nella zona in cui si trovava la fossa, veniva avviato un sistema che coinvolgeva diverse centinaia di persone che, in modo coordinato, si occupavano di trasportare grandi quantità di neve - portata sulle spalle - fino all'ingresso della fossa e, una volta lì, la gettavano all'interno. All'interno, diversi lavoratori la ammucchiavano e la compattavano adeguatamente. Passato l'inverno, veniva effettuata l'operazione inversa: la raccolta del ghiaccio, che, una volta tagliato in blocchi, veniva trasportato su muli verso i centri abitati vicini, dove veniva venduto e distribuito. Molte di queste fosse sono ancora in piedi, alcune delle quali sono state restaurate.
Noto anche come: buca da neve