dana
Una parola sempre più integrata nel linguaggio meteorologico, espressa indifferentemente in minuscolo o maiuscolo (DANA), sebbene quest'ultima forma -con cui il termine iniziò a essere utilizzato- venga progressivamente sostituita dalla prima, come mostrato in questa voce. È l'acronimo di 'depressione isolata in quota'; un'espressione che i meteorologi dell'ex Istituto Nazionale di Meteorologia (INM) -attualmente AEMET- iniziarono a usare a metà degli anni '80 per contrastare l'uso eccessivo che si faceva già dell'espressione 'goccia fredda'. In quest'ultimo modo, la popolazione iniziò a identificare, in particolare nell'area del Mediterraneo, qualsiasi episodio di pioggia intensa nella zona, indipendentemente dal fatto che ci fosse o meno una dana. Non è necessario che esista una sacca di aria fredda in quota, isolata dal flusso generale, perché cadano piogge torrenziali, né la sua presenza garantisce piogge intense in tutti i casi. Il termine dana fu scelto per onorare la memoria del meteorologo Francisco García Dana (1924-1984), che fu a capo del Centro di Previsione dell'INM dal 1979 fino al 1984, anno della sua scomparsa. Una dana è un sistema di bassa pressione isolato in quota, riscontrabile ai livelli isobarici di 300 e 500 hPa, ma non in superficie. Essendo tagliata fuori dalla circolazione generale dei venti occidentali, essa evolve in modo indipendente, con un proprio ciclo di vita. Le dana tendono ad essere piuttosto stazionarie, mostrando talvolta un moto retrogrado, opposto a quello tipico dei sistemi di bassa pressione.
Termini correlati: goccia fredda
Noto anche come: depressione isolata in quota